Area Marina Torre Cerrano

Area Marina Protetta Torre del Cerrano

Introduzione

L'area marina Torre del Cerrano è posta fra i comuni di Silvi e Pineto, in provincia di Teramo, e comprende una fascia costiera di circa 7 km, tra la foce del torrente Calvano a Pineto e Piazza dei Pini a Silvi.
L'area è ampia 3.431 ettari suddivisi in 3 zone precise:
- Zona B: un quadrato che comprende il tratto di mare davanti la Torre del Cerrano. E’ la zona con più restrizioni in cui ogni attività è interamente vietata
- Zona C: tutela tutta la fascia di spiaggia e arriva fino a 2 km dalla costa
- Zona D: la più vasta di tutte; Comprende una fascia che arriva fino alle 3 miglia nautiche e all'interno della stessa si trovano oasi di ripopolamento ittico della Provincia di Teramo.
La riserva tutela un tratto di mare unico perché è uno dei pochi rimasti dove si può trovare un ambiente dunale intatto e dove si possono osservare i resti sommersi particolarmente importanti a livello archeologico e naturalistico.
L'area dunale presenta una vegetazione densa di esemplari di giglio di mare, verbasco del Gargano, soldanella marittima ed euforbia delle spiagge.
La zona è caratterizzata da pino da pinoli e pino d'Aleppo, è inoltre presente il raro zafferanetto delle spiagge.
L'ambiente dunale dell' A.M.P. è caratterizzato dalla presenza del fratino che in primavera nidifica in questi luoghi, per poi tornare in autunno. L'ambiente marino è ricco dalla nota vongola comune, da saraghi, spigole e soprattutto dal raro mollusco gasteropode Trivia adriatica.

Abruzzo

Montuoso, aspro e selvaggio, stretto tra il gran Sasso, l'Appenino e il mare Adriatico, l'Abruzzo è l’anima verdeggiante e montanara dell'Italia centro-meridionale.
All'interno dei suoi confini, i monti, circondati da paesaggi brulli e incontaminati, fanno posto a piccoli centri d'alta montagna, località turistiche e riserve naturali cresciute attorno ai picchi più elevati, dove ancora vola fiera l'aquila reale, seguita con lo sguardo da altre specie protette, tra cui il lupo e l'orso marsicano.
Qui, dove il Gran Sasso e il massiccio della Majella si ricoprono di neve degradando verso le colline dell'Appennino e dischiudendo valli di intramontabile bellezza, si possono incontrare piccoli borghi in cui il passato e le sue testimonianze artistiche riescono a “parlare” al viaggiatore, per svelargli una storia ricca di fascino e suggestioni. Seguendo queste tracce si risale fino alle bellezze architettoniche che il terremoto ha messo a rischio a L’Aquila e che ancora sopravvivono a Pescara, Teramo, Chieti e nei piccoli centri dell'entroterra, tra monasteri, castelli ed eremi in cui pare di sentire ancora il canto dei frati.
Se ci si sposta lungo la costa, poi, si scoprono lunghi e sabbiosi arenili a nord, mentre prevalgono le spiagge di ciottoli nella zona a sud.
Ma le spiagge sono il corollario, una fascia dorata a cingere il “cuore verde” della penisola.

Teramo

La provincia di Teramo è stretta tra due limiti geografici di massima diversità: da una parte il Gran Sasso d’Italia e la sua vetta di quasi 3000 metri, dall’altra parte il litorale adriatico dall’aspetto totalmente mediterraneo, di ampie spiagge sabbiose, pini e palme.

Questo territorio, che degrada progressivamente dagli appennini alla costa, è diviso in 47 comuni e abitato da più di 300.000 abitanti. Abitata originalmente dai Piceni, antico popolo parte dell’opposizione ai Romani nota come Lega Italica, la zona della odierna provincia ospita una serie di eccezionali reperti d’arte e di culto dalla storia pre-romana al Medioevo.


Un luogo che raccoglie l’enorme stratificazione della storia della provincia è l’antica città di Atri, tra i più importanti comuni minori del meridione per testimonianze artistiche, e in particolare la sua basilica: conclusa pochi anni dopo il 1300, era stata costruita su una precedente chiesa del Nono secolo, a sua volta edificata su una cisterna romana (di cui divenne cripta), a sua volta eretta su un precedente tempio dedicato ad Ercole, poggiante su arcaiche mura ciclopiche, ancora visibili nella cripta-cisterna.

Anche la gastronomia teramana rivendica una antichissima tradizione, che si esprime in un vero e proprio rituale culinario propiziatorio che che da lunghi secoli viene servito il primo giorno di maggio: il piatto delle Virtù. La lunga e laboriosa preparazione (per tradizione, tre giorni e tre notti) prevede la cottura separata di ciascuna delle primizie di primavera, assieme agli ultimi prodotti della stagione invernale, prima di unire tutto con la pasta fresca.

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