Turismo industriale, non solo monumenti e natura nel Bel Paese

L'ultima tendenza del turismo nel Bel Paese? I distretti industriali e le aziende leader del made in Italy. Almeno a quanto scrive Vanity Fair che all'argomento dedica un articolo ricco di spunti interessanti su progetti innovativi e motivazioni che spingono un'impresa tricolore ad “aprirsi” ai visitatori.
I buoni esempi non mancano, e non si limitano esclusivamente ai siti di archeologia industriale o ai brand affermati e di successo. Non solo il Museo della Ferrari o l'avveniristico Museo Prada di prossima apertura a Milano, dunque, ma anche tutta una serie di distretti, fabbriche e aziende medio-piccole che puntano sul glocal per catturare l'attenzione dei visitatori, siano essi nostrani o stranieri, o ancora meglio scolaresche in gita scolastica.
Qualche esempio? Il circuito di Turismo Industriale Vicenza, l'Umbria Fashion Tourism o ancora tutta una serie di piccole realtà che hanno messo in piedi piccoli musei aziendali o programmato tour guidati in azienda per mostrare processi produttivi e veicolare i valori aziendali girando tra frantoi, cantine, piccole realtà artigiane e tessili.
L'intento è duplice: legato al business da un lato – diffondere il brand e l'immagine dell'efficienza aziendale, della sua storia, dei processi produttivi aperti e trasparenti – e al territorio dall'altro – aumentare il legame tra l'azienda e la comunità di riferimento, valorizzare le eccellenze produttive del comprensorio, diffondere l'immagine dell'Italia che produce e diffonde il suo stile nel mondo.
D'altronde, se la tappa nella Silicon Valley è un must quando si visitano gli Stati Uniti, perché mai non dovrebbe esserlo un tour nelle cantine dei vini siciliani? Oppure una giornata alla scoperta dei segreti delle pelletterie e botteghe toscane? O ancora una visita guidata tra i mastri vetrai di Murano? O un viaggio nel gusto e nella stagionatura del prosciutto crudo o del Parmigiano Reggiano?


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